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MEDITERRANEA HA FORZATO IL BLOCCO
Sabato 06 Luglio 2019 10:36

Mediterranea ha forzato il blocco

Alcune dei migranti soccorsi dalla barca Alex della ong Mediterranea (ap)

Notte di tensione a bordo della barca Alex, dove sono stipati i migranti salvati su un gommone giovedì scorso, appena fuori dalle acque territoriali. Il porto chiuso da un'ordinanza ad hoc. Era pronta a scattare la 'trappola' del Viminale per sequestrare l'imbarcazione a Malta

dal nostro inviato MARCO MENSURATI
Mediterranea Saving Humans @RescueMed
 Mediterranea a quel punto ha guardato le carte che le erano rimaste in mano, e si è accorta che erano, sostanzialmente, solo due: forzare il blocco salviniano al porto di Lampedusa; accettare di andare a Malta "senza garanzie". La pancia dell’equipaggio diceva la prima, la testa ha suggerito la seconda.
 
06 luglio 2019
LAMPEDUSA (A BORDO DELLA ALEX) - Nell'accordo tra Salvini e Muscat per la soluzione politico giudiziaria della vicenda Alex, non c'era solo lo 'scambio di prigionieri' (Malta prende i migranti della Alex e in cambio l'Italia prende i migranti ora a La Valletta, l’assurda partita di giro). Ma c’era la richiesta del ministro degli Interni italiano al governo maltese di sequestrare l’imbarcazione a vela che giovedì scorso ha salvato 54 persone (tra cui 11 donne, tre incinte) su un barcone, e processare l’intero equipaggio. Insomma, Salvini aveva chiesto a Muscat la testa di Mediterranea.
Era questa 'la trappola' che temevano ieri sera i volontari. E i suoi meccanismi sono emersi distintamente nel corso della notte, la seconda, trascorsa a bordo dai 46 migranti e dagli 11 membri dell’equipaggio alla deriva fuori dalle acque nazionali di fronte a Lampedusa il cui porto è chiuso da un’ordinanza ad hoc. Ma che adesso rimane l’unica possibilità, tanto che Mediterranea è tornata a chiedere a Roma di averlo assegnato come porto sicuro. Una sorta di preavviso di entrata.

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Il tradimento del Viminale

E infatti Malta aveva accettato tranquillamente. Tanto che alle 21 di venerdì, l’equipaggio della Alex era pronto a partire e aveva già cominciato a spiegare ai migranti a bordo che la prossima destinazione era appunto Malta. Poi, però, Salvini ha deciso di far saltare il banco. Quelli di Mediterranea “cercano l’impunità” ha accusato in un comunicato facendo riferimento  alla richiesta di  trasferire i migranti in acque internazionali. “No, semplicemente non vogliamo cadere nelle trappole”, è stata la risposta dell’equipaggio che si è sentito preso in giro dall’Mrcc Roma con cui aveva tranquillamente parlato per tutto il giorno.

Le richieste di Alex

Venerdì sera, al termine di una giornata di trattative convulse, l’Mrcc (Maritime rescue coordination center) Roma e Mediterranea erano arrivati ad un accordo. Alex  – scortata da una motovedetta della Capitaneria di porto e da una della Guardia di finanza – avrebbe fatto rotta verso Malta. Sarebbe stata rifornita di acqua e carburante e, prima di intraprendere il viaggio, alle 22 di venerdì, avrebbe spostato sulle imbarcazioni di supporto la quota di 39 migranti, in modo da rimanere a bordo con sole 18 persone (il limite dell’omologazione dell’Alex). Motivi di sicurezza. Tra le altre condizioni poste dal comando della Alex c'era anche la richiesta di effettuare in acque internazionali il trasferimento a Malta dei migranti salvati e la garanzia che né l’equipaggio né la Alex sarebbero stati oggetto di misure giudiziarie. La richiesta originava da due ovvie considerazioni: 1) nessun reato è al momento stato commesso né contestato a nessuno;  2) Il porto sicuro di La Valletta è stato offerto da Malta che dunque non dovrebbe avere nessun problema ad accettare.

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Le nuove condizioni

E così il capitano Stella e il capo della missione Erasmo Palazzotto hanno deciso di inviare una mail – l’ennesima – all’Mrcc Roma in cui spiegavano che per tutte “le cose non di loro competenza”, come le modalità di sbarco delle persone, se la sarebbero vista autonomamente con le autorità maltesi. E che dunque le condizioni erano cambiate. Anche il tema del rifornimento del gasolio sarebbe stato affrontato autonomamente, magari riducendo la velocità dei motori all’andata. Restava solamente da garantire oltre a una partenza sollecita, entro le 24, i rifornimenti di cibo e acqua (specie quella ad uso sanitario, ché la situazione a bordo è al collasso) e la navigazione con sole 18 persone a bordo. Niente più “impunità”, per dirla con Salvini. Mrcc Roma a quel punto dà l’ok.

La provocazione dell’acqua

Passano pochi minuti e da Lampedusa arriva davanti alla Alex una pilotina con 400 bottiglie da due litri di acqua (in mattinata un carico identico era stato stivato a fatica dall’equipaggio). Ma l’acqua che mancava, e le comunicazioni erano state chiarissime in questo senso, era quella dei sistemi sanitari, i bagni per capirsi. Che dopo tre giorni sono a secco. Parte una seconda mail: “Per noi l’acqua è fondamentale per intraprendere il viaggio, le condizioni igieniche qui sono al collasso”. In calce alla comunicazione, la richiesta di chiarimenti circa un articolo pubblicato in quei momenti dall’Huffington post in cui si faceva riferimento all’intenzione del Governo Maltese di arrestare tutti appena la barca fosse giunta a Malta. La risposta è schietta: dell’articolo non ne sappiamo nulla, chiedete al giornalista. Quanto all’acqua: a Lampedusa non abbiamo imbarcazioni per fare rifornimenti del genere, “mettetele nei serbatoi a una a una”.
Nave Alex, chi sono comuni, province e regioni
che tramite Banca Etica finanziano
Mediterranea Saving Humans
di Gianluca Zappa
Chi è, che cosa fa e chi finanzia la Ong Mediterranea Saving Humans della Nave Alex al centro di una diatriba sui
migranti con il governo italiano
E’ scontro aperto fra le Ong ed il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sui salvataggi di migranti in mare e la
destinazione finale delle imbarcazioni che li dovrebbero trasferire in un “porto sicuro”.
La nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye, con a bordo 65 naufraghi soccorsi ieri, sfida apertamente il titolare del
Viminale e si dirige a Lampedusa e le è stato notificato il divieto d’ingresso nelle acque italiane.
Ma in un tweet la Ong afferma: “Non siamo intimiditi da un ministro dell’interno ma siamo diretti verso il più vicino
porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo”.
E’ giallo intanto sulla destinazione del veliero Alex, con 41 profughi a bordo: il ministero dell’Interno vuole che si
diriga a Malta, ma l’Ong Mediterranea Saving Humansfa sapere che “in queste condizioni è impossibile affrontare 15
ore di navigazione”.
“Lo sviluppo del progetto – spiegano da Mediterranea – non sarebbe stato perciò possibile senza il sostegno iniziale
delle organizzazioni della società civile italiana e delle singole persone che hanno creduto nell’operazione con
contributi a fondo perduto per 98.115 euro e prestiti solidali infruttiferi per 115.000 euro, raccolti tra il luglio e l’agosto
2018″ Un peso importante per poter trasferire il progetto dalla carta alla realtà l’ha avuto Banca Etica, che “a fronte di
una obiettiva valutazione del progetto stesso e della disponibilità dei garanti” ha concesso nel settembre 2018 una linea
di credito di 465.000 euro“.
ECCO NATURA E OBIETTIVI DI MEDITERRANEA
Ecco le informazioni che la Ong Mediterranea Saving Humans ha messo in rete:
“Dal 4 ottobre 2018 in poi sono stati invece oltre 5.000 donatori ad apportare (al 25 marzo 2019) 518.533 euro ai
diversi canali di crowdfunding. Deve anche essere considerato che numerose tra queste donazioni arrivano da soggetti
collettivi (associazioni, parrocchie, centri sociali etc.), che le hanno raccolte in occasione di iniziative pubbliche con
centinaia di persone partecipanti.
Tuttavia, anche nella prospettiva della prosecuzione delle missioni (a partire già prossime e per tutto l’anno 2019), le
significative entrate così raccolte restano per il momento leggermente inferiori alle uscite, complessivamente 1.225.333
euro al 25 marzo scorso. Innanzitutto per i costi legati alla ricerca, individuazione e acquisto della nave “Mare Jonio”
(oltre 360.000 euro). Poi per la necessità di adattare questo rimorchiatore, varato nel 1972, alle attuali normative in
materia di navigazione e alle prescrizioni via via richiesteci dalle Autorità Marittime italiane, con lavori di cantiere che
nel 2018 sono costati 163.589 euro e nel 2019 già 125.145 euro. Abbiamo poi voluto dotare la nave dei più moderni
sistemi di comunicazione (radiotrasmittenti e internet) e di ricognizione a mare (radar ad esempio) per quasi 70.000
euro. Il tutto porta le spese complessive di gestione dei primi sei mesi di navigazione e attività a 554.605 euro, inclusi
rifornimenti di carburante per 90.641 euro, stipendi del personale marittimo imbarcato per 81.177 euro, noleggi
d’imbarcazioni appoggio per 82.312 euro”.
La Mediterranea sottolinea dunque che “decisiva per la sua realizzazione è stata la scelta di Banca Etica”.
I soci di Banca Etica “sono migliaia di cittadini e organizzazioni che condividono i valori e lo statuto della Banca e ne
sottoscrivono quote azionarie. I soci sono i proprietari della Banca, la quale, grazie a loro, è un istituto cooperativo
indipendente dalla politica e dai grandi gruppi economico-finanziari”, si legge sul sito della Banca.
CHE COSA FA BANCA ETICA
Banca Etica – si legge sempre sul sito – “è un’impresa partecipata da soci e socie che ne condividono il rischio e
ne promuovono la crescita attraverso esercizi di governance diffusa e di rielaborazione culturale condivisa.
I NUMERI DI BANCA ETICA
A fine 2018 i soci di Banca Etica erano 42.516 (977 in più rispetto a fine 2017) ed erano rappresentati al 16% da
persone giuridiche e al 84% da persone fisiche.
IL CAPITALE SOCIALE DI BANCA ETICA
Il capitale sociale di Banca Etica al 31 dicembre 2018 ammonta a 69.946.537,50 euro, registrando un incremento del
6,59% rispetto al 2017.
LA NATURA DI BANCA ETICA
Banca Etica è un’impresa partecipata da soci e socie che ne condividono il rischio e ne promuovono la crescita
attraverso esercizi di governance diffusa e di rielaborazione culturale condivisa”.
ENTI LOCALI SOCI
Tra i soci di Banca Etica ci sono anche 248 Enti Pubblici che rappresentano l’ 1,6% del capitale sociale: 222 Comuni 21
Province e 5 Regioni.
SOCI SPAGNOLI
Nel 2018 si sono uniti alla compagine sociale 248 Soci spagnoli con 2.870 azioni, corrispondenti a 150.675 euro. A fine
anno i soci spagnoli sono 2.848 con 61.311 azioni, per un capitale sociale pari a 3.218.827,50 euro.
SOTTOSCRIZIONE DI AZIONI
A fine 2018 si registrano 56.116 azioni sottoscritte da nuovi soci per un valore nominale di 2.946.090 euro; nel 2017 il
dato ammontava a 65.906 azioni per un valore di 3.460.065 euro.
Tra i soci di Banca Etica – come detto – ci sono 222 comuni, 21 province e 5 Regioni (Lazio, Emilia Romagna,
Calabria, Piemonte e Toscana). Ecco l’elenco completo
 
Scritto da Quotidiano La Repubblica   
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