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L'istinto di sopavvivenza
Venerdì 07 Febbraio 2020 18:34

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RADIO RADICALE NEL CARCERE DI MESSINA

https://www.radioradicale.it/scheda/597630/conferenza-stampa-al-temine-della-visita-presso-il-carcere-di-messina-di-nessuno?i=4094207

 GENTILISSIME/I

Ho letto il libro La MEMORIA rende LIBERI, di Enrico Mentana e Liliana Segre, tutto d'un fiato, un pugno allo stomaco, un senso di angoscia, vedere con i propri occhi...lo sterminio di sei milioni di Ebrei. Cosa sono stati i campi di concentramento nazisti, le indicibili pene patite. Il processo ad Adolf Eichmann, dimostrò senza alcun ombra di dubio la banalità del male, così venne definito da Hannah Arendt. La testimonianza resa da Liliana Segre è una pietra miliare sull' importanza della memoria, la Memoria è una grande fatica. Gli insegnanti delle materie umanistiche, dovrebbero  diventare imprenditori della memoria. Solo leggendo i libri come quello della Segre è possibile insegnare alle giovani generazioni, l'Olocausto.

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... la mia vigliaccheria, il mio non voler vedere, il mio non voler soffrire né tollerare ulteriori distacchi sos'altro erano se non voler soffrire ne tollerare ulteriori distacchi, cos'altro erano se non un inadirimentoi? L'istinto di sopravvivenza che stava in parte all' origine di quelle forme di disunanizzazione era inestricabilmentee legato all'inadirimento. Al non voler pensare, all' aver la << la testa vuota >>. Io non volevo attaccarmi a nessuno, non volevo più soffrire per queste cose, soffrivo già abbastanza per le altre e diventai così un ectoplasma di persona. Sono meccanismi di salvezza inconsci e potentissimi.

 Quando nel 1986 pubblicò il suo ultimo libro, I sommersi e i salvati, nel leggerlo rimasi turbata: Primo Levi si sentiva colpevole di essere sopravvissuto, e in quelle pagine è spietato con i salvati, di cui fa parte anche lui. Così gli scrissi ancora, mi rispose: cara amica per noi non c'è niente da fare, siamo tutti sommersi da quello che ci è successo, e non c'è salvezza per nessuno. Questa è stata la nostra ultima conversazione, qualche tempo dopo si tolse la vita. Non mi stupii di quel gesto, perchè mi sembrava la drammatica, logica conseguenza di quella visione così cupa dell'esistenza.  Durissimo il ricordo di Janine .

 

La storia di Marco Vannini e dei suoi genitori, ricordano le tantissime storie di malagiustizia nel nostro povero Paese, distratto da una comunicazione compulsiva  e una televisione fatta di giochini.

La ricerca della Verità è una strada lunga e piena di buche, nel caso di Marco Vannini è implicato un militare e tutta la sua famiglia. Sappiamo come è stato

difficile affermare la verità per Stefano Cucchi.

La giustizia deve fare il suo corso in modo lineare se vogliamo che la bilancia non pendi il più delle volte da una sola parte, quella dei più forti, degli uomini in divisa. Le forze dell’Ordine sono al servizio dell’intera comunità, difendono la democrazia, non possono in nessun modo esimersi dal rendere conto delle proprie azioni, la violenza sulle persone inermi dopo il G8 di Genova, non sono tollerabili.

Le carceri devono essere aperte alla società civile, dare la possibilità alle scuole, ai giovani di accedere e intrattenersi con i detenuti, secondo la Costituzione è un luogo di riabilitazione. Dobbiamo tutti concorrere a renderli

trasparenti e non luoghi bui, dove i suicidi sono all’odine del giorno. Avendoli visitati, sono invivibili, luoghi senza tempo e senza speranza di uscirne sani di mente. Nelle carceri si dovrebbe poter lavorare, produrre, sentirsi utili, invece si è come un pascolo allo stato brado. Avanti e indietro in modo ossessivo, compulsivo. Portare uno spettacolo, fare teatro è una impresa che scoraggia i più.

Obbietterete, i carcerati non sono una priorità, allora parliamo dei ricercatori con stipendi di fame, con contratti ridicoli, stanno pensando di chiudere le stalle quando i buoi sono già andati via.

A Raistoria, hanno parlato della strage di Portella della Ginestra e del Bandito Giuliano, gli storici hanno trovato tre lettere tra il bandito e il ministro Scelba.

Portella della Ginestra è la prima strage di Stato, ne ha sempre parlato e scritto lo storico di Partinico, Giuseppe Casarubbea.

Scritto da Mario Arpaia   
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